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aggiunse rispondendo al sorriso della madre. «Ma se aveste visto come me l'ha detto! Io lo so che non aveva intenzione di dirlo, che l'ha detto così, quasi senza accorgersene.»   
   «Ad ogni modo bisogna rispondere di no.»   
   «No, non bisogna. Mi fa tanta pena! È talmente caro...»   
   «E va bene, allora accetta la sua proposta. È proprio tempo, per te, di prender marito!» esclamò la madre, con stizza e ironia.   
   «No, mamma, mi fa tanta pena, davvero. Non so come fare a dirglielo.»   
   «Tu però non devi dir nulla, sarò io a parlargliene,» disse la contessa, indignata per il fatto che Denisov avesse osato considerare la piccola Nataša alla stregua di una persona adulta.   
   «No, no, a nessun costo: faccio da me; voi starete ad ascoltare accanto alla porta.» E Nataša attraversò di corsa il salotto e raggiunse la sala dove Denisov sedeva sempre sulla stessa seggiola davanti al clavicembalo e si copriva il volto con le mani. Al rumore dei passi leggeri di lei egli balzò in piedi.   
   «Nathalie,» disse accostandolesi a rapidi passi, «decidete della mia sorte. Essa è nelle vostre mani!»   
   «Vasilij Dmitriè, ho tanta compassione di voi!... Voi siete così caro... ma non si deve... questo... anche così io vi vorrò sempre bene.»   
   Denisov si chinò sulla mano di lei ed ella udì dei suoni strani, che le erano incomprensibili. Lo baciò sulla testa arruffata di capelli neri e ricciuti. In quel momento si udì il fruscio frettoloso della veste della contessa. Questa si avvicinò.   
   «Vasilij Dmitriè, io vi ringrazio per l'onore che ci fate,» disse la contessa con voce turbata, che a Denisov tuttavia parve severa, «ma mia figlia è così giovane! Ed io credevo che voi, come amico di mio figlio, vi

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