una sola illogica risposta, che per contro non rispondeva affatto a queste domande.
«Morirai e tutto sarà finito,» diceva questa risposta.
«Morirai e saprai tutto, o in ogni caso smetterai di porti delle domande.» Ma anche la morte era terrificante.
La venditrice di Toržok offriva con voce stridula la sua mercanzia insistendo in particolare su certe pantofole di capretto. «Io ho centinaia di rubli che non so dove mettere e lei se ne sta lì con indosso un pellicciotto tutto strappato e mi guarda intimidita,» pensava Pierre. «E perché le servono questi soldi? Questi soldi possono forse aumentare di un capello la sua felicità, la sua tranquillità? C'è forse qualcosa al mondo che può rendere me e lei meno vulnerabili dal male e dalla morte? La morte che metterà fine a tutto e che sopravverrà oggi o domani, ma sempre fra un istante in confronto all'eternità.» Di nuovo stringeva la vite che non faceva presa e la vite continuava a girare a vuoto sempre nello stesso punto.
Il domestico gli porse il volume, intonso nella seconda metà, di un romanzo epistolare di M.me de Souza. Si mise a leggere delle sofferenze e delle virtuose lotte di una certa Amélie de Mansfeld. «E perché mai costei lottava contro il suo seduttore, dal momento che lo amava?» pensava Pierre. «Dio non poteva istillare nella sua anima una tendenza che fosse contraria alla sua volontà. La mia ex moglie non ha lottato e forse ha avuto ragione. Nulla è stato trovato,» si diceva ancora Pierre. «Nulla è stato escogitato. Possiamo sapere soltanto che non sappiamo nulla. E questo è il più alto grado della sapienza umana.»
Tutto in lui e intorno a lui gli appariva intricato, assurdo e ripugnante. Ma proprio in questa repulsione verso tutto ciò che lo