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circondava Pierre trovava una sorta di irritante piacere.   
   «Oso pregare vostra eccellenza di stringersi un pochino... ecco, per questo signore,» disse il mastro di posta entrando nella stanza e conducendo un altro viaggiatore rimasto fermo per mancanza di cavalli.   
   Il viaggiatore era un vecchio tarchiato, di forte ossatura, giallo e grinzoso, con bianchi sopraccigli spioventi sugli occhi luccicanti, di un indefinito colore grigiastro.   
   Pierre levò i piedi dalla tavola, si alzò e andò a coricarsi sul letto che era stato preparato per lui, sbirciando di tanto in tanto il nuovo arrivato che, l'aria stanca e tetra, si spogliava con l'aiuto di un domestico senza guardare Pierre. Quando rimase con indosso un logoro pellicciotto di montone ricoperto di nanchino e con gli stivali di feltro sulle gambe magre e ossute, il viaggiatore sedette sul divano, appoggiando allo schienale la sua grande testa dagli zigomi sporgenti e i capelli tagliati corti, e diede un'occhiata a Bezuchov. L'espressione severa, intelligente e penetrante di questo sguardo colpì Pierre. Avrebbe voluto attaccar discorso col viaggiatore, ma quando fece per rivolgergli una domanda sul viaggio, questi aveva già chiuso gli occhi e, dopo aver congiunto le vecchie mani rugose, che recavano a un dito un grosso anello di ferro con la figura di un teschio, se ne stette seduto immobile, riposando o meditando a fondo e tranquillamente su qualcosa; o almeno così parve a Pierre. Il domestico del viaggiatore era anch'egli un vecchio dalla colorazione giallastra, il volto coperto di rughe, senza baffi e senza barba, che evidentemente non erano rasati ma semplicemente non gli erano mai cresciuti. Con rapidi gesti il vecchio domestico disfece la piccola dispensa portatile, preparò la tavola per il tè e portò il samovar che bolliva. Quando tutto fu pronto, il viaggiatore aprì gli occhi, si

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