a chi è cieco, oppure a chi chiude gli occhi per non vederLo, per non capirLo, e per non vedere e non capire tutta la propria infamia e la propria bassezza?» Il vecchio ebbe una pausa. «Chi sei tu? Che cosa sei? Tu vaneggi di essere un sapiente perché hai potuto pronunciare queste parole sacrileghe,» disse con un tetro e sprezzante sogghigno, «e invece sei più stolto e più insensato di un bambino che, giocando con i pezzi di un perfettissimo orologio osasse affermare che, siccome lui non ne capisce il funzionamento, non crede neppure alla maestria dell'artigiano che lo ha fabbricato. Conoscerlo è arduo. Da secoli, dal nostro progenitore Adamo fino ai giorni nostri, noi lavoriamo per questa conoscenza e siamo infinitamente lontani dal raggiungere il nostro scopo; ma nel fatto di non capirLo noi vediamo soltanto la nostra debolezza e la Sua grandezza...»
Pierre ascoltava il massone, guardandolo con gli occhi scintillanti e il cuore sospeso, non lo interrompeva, non gli faceva domande, ma credeva con tutta l'anima in ciò che gli diceva quell'uomo a lui affatto estraneo. Sia che credesse a quanto c'era di logica nel discorso del massone, oppure, come credono i bambini, all'intonazione convinta e sincera delle sue parole, al tremito della sua voce, che certe volte quasi ne spezzava l'eloquio, o ai suoi scintillanti occhi senili che in quelle convinzioni erano invecchiati, o alla tranquillità, alla fermezza e alla consapevolezza della propria missione che irradiavano da tutta la persona del massone e che lo colpivano con forza particolare di fronte al proprio avvilimento e alla propria disperazione, fatto sta che ora egli desiderava con tutta l'anima di credere, e credeva, e provava una gioiosa sensazione di pacificazione, di rinnovamento e di ritorno alla vita.
«Egli non si comprende con la mente, ma si comprende attraverso la vita,» disse il massone.