dare inizio al gioco e a rivelare la sua natura felina.
«E va bene, va bene!» disse il vecchio conte. «Si scalda sempre. È Bonaparte che ha fatto girare la testa a tutti. Tutti si chiedono come abbia fatto a trasformarsi da tenentino in imperatore. E che Dio lo voglia...» aggiunse, senza notare il sorriso ironico dell'ospite.
Gli adulti presero a parlare di Bonaparte. Julie, la figlia della Karagina, si rivolse al giovane Rostov:
«Che peccato che voi non foste dagli Archarov, giovedì. Mi sono annoiata senza di voi,» disse, sorridendogli teneramente.
Lusingato, il giovane andò a sedersi più vicino a lei con un sorriso di giovanile civetteria e allacciò con la sorridente Julie una conversazione separata, senza notare affatto che quel suo involontario sorriso come la lama di un coltello aveva ferito di gelosia il cuore di Sonja, ed ella era arrossita, sorridendo di un sorriso forzato. Nel mezzo di quella conversazione Nikolaj si voltò verso di lei. Sonja lo fissò con un'altra occhiata appassionata e furibonda, e trattenendo a stento le lacrime, con un sorriso forzato si alzò e uscì dalla stanza. Tutta l'animazione di Nikolaj scomparve. Attese la prima pausa nella conversazione e, il viso sconvolto, uscì anche lui dalla stanza alla ricerca di Sonja.
«Ah, i segreti dei giovani sono cuciti con filo bianco!» esclamò Anna Michajlovna accennando a Nikolaj che usciva. «Cousinage, dangereux voisinage,» soggiunse.
«Sì,» disse la contessa dopo che fu svanito quel raggio di sole penetrato nel salotto coi giovani e come rispondendo a una domanda che nessuno le aveva fatto ma che l'angustiava di continuo. «Quante sofferenze, quante preoccupazioni abbiamo sopportate per poterne avere, ora, qualche consolazione! Ma anche adesso sono più i timori che le gioie.