C'è sempre qualcosa da temere, sempre! È un'età, la loro, piena di pericoli, sia per le ragazze che per i ragazzi.»
«Tutto dipende dall'educazione,» disse l'ospite.
«Sì, avete ragione,» proseguì la contessa. «Finora, grazie a Dio, sono stata l'amica dei miei figli e godo della loro piena fiducia,» continuò, indulgendo alla presunzione di molti genitori i quali suppongono che i figli per loro non abbiano segreti. «So che sarò sempre la prima confidente delle mie figliole; quanto a Nikolenka, con il suo carattere così impulsivo può anche darsi che faccia delle birichinate (un ragazzo non può farne a meno); mai però come quei signori di Pietroburgo.»
«Sì, sì, sono proprio bravissimi ragazzi,» confermò il conte, il quale risolveva sempre le questioni che gli parevano imbrogliate trovando che tutto andava per il meglio. «Vedete un po'! Ora s'è messo in testa di andare negli ussari! Ma sì, che volete farci, ma chère!»
«Che creatura adorabile, la vostra minore!» disse l'ospite. «Tutta fuoco!»
«Sì, tutta fuoco,» disse il conte. «Ha preso da me! E che voce: non perché sia mia figlia, ma sono convinto che diventerà una cantante, un'altra Salomoni. Abbiamo assunto un italiano come suo maestro di canto.»
«Non è troppo presto? Dicono che sia dannoso per la voce studiare a quest'età.»
«Oh no! come sarebbe a dire, troppo presto?» replicò il conte. «E le nostre madri, che a dodici, tredici anni si sposavano?»
«E lei non è già innamorata di Boris? Che ne dite?» disse la contessa, guardando con un lieve sorriso la madre di Boris; poi, evidentemente rispondendo a quel pensiero che da sempre la dominava: «Ecco, vedete,»