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discorso compresero in che modo bisognasse comportarsi col padrone per conseguire i propri fini.   
   L'amministratore capo aveva espresso il più vivo consenso per i propositi di Pierre, ma fece notare che, oltre a queste riforme, era necessario occuparsi seriamente dell'andamento generale degli affari, che era pessimo.   
   Nonostante le immense ricchezze del conte Bezuchov, da quando Pierre ne era entrato in possesso (a quanto si diceva egli percepiva cinquecentomila rubli di reddito annuo) si sentiva assai meno ricco di quando percepiva diecimila rubli dal defunto conte. A grandi linee, egli aveva confusamente tracciato il seguente bilancio. Al Consiglio di tutela, venivano pagati circa ottantamila rubli per tutti i possedimenti; a circa trentamila rubli assommava la manutenzione della casa di Mosca, della villa nei dintorni, e l'appannaggio delle principessine; circa quindicimila venivano spesi per le pensioni e altrettanti per istituti di beneficenza; alla contessa erano stati assegnati centocinquantamila rubli per gli alimenti; altri settantamila venivano pagati per gli interessi dei debiti; la costruzione di una chiesa avviata da un paio d'anni era costata fino a quel momento circa diecimila rubli; il rimanente, circa centomila rubli, se ne andava senza che nemmeno Pierre sapesse come, e quasi ogni anno era costretto a contrarre dei debiti. Per di più, ogni anno l'amministratore capo gli scriveva una volta di incendi, un'altra di cattivi raccolti, un'altra ancora del bisogno di riparare i magazzini o le stalle. Sicché la prima necessità che ora si presentava a Pierre era quella per la quale meno d'ogni altra mostrava attitudine e inclinazione: occuparsi di affari.   
   Ogni giorno Pierre, insieme con l'amministratore capo, «si occupava» dunque di affari. Ma egli capiva che questo suo «occuparsi» delle cose non

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