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col principe Andrej, accigliato e invecchiato, che gli usciva incontro. Pierre lo abbracciò; poi sollevò gli occhiali per baciarlo sulle guance e prese a guardarlo da vicino.   
   «Non ti aspettavo, sono molto contento,» disse il principe Andrej.   
   Pierre non parlava; guardava stupito il suo amico senza distogliere lo sguardo. Era colpito dal mutamento del principe Andrej. Le sue parole erano cariche d'affetto; sulle labbra e sul viso del principe Andrej aleggiava un sorriso, ma lo sguardo era spento, e nonostante il suo evidente desiderio, egli non riusciva a conferire alla sua espressione una scintilla di gioia e di allegria. Finché non vi si fu abituato, ciò che colpì Pierre e lo mise a disagio non fu tanto il fatto che il principe Andrej fosse pallido, magro, più maturo d'aspetto, quanto quello sguardo e una ruga sulla fronte, che rivelavano una lunga concentrazione su un pensiero dominante.   
   Come sempre accade quando ci s'incontra dopo una lunga separazione, per molto tempo la loro conversazione non riuscì ad avviarsi. Pierre e il principe Andrej si scambiavano domande e risposte succinte a proposito di argomenti dei quali sapevano che bisognava invece parlare a lungo. Poi, a poco a poco la conversazione si stabilì su quanto in un primo momento era stato accennato in modo frammentario: sulla vita trascorsa, sui progetti per l'avvenire, sul viaggio di Pierre, sulle sue occupazioni, sulla guerra, eccetera. L'espressione malinconica e cogitabonda che Pierre aveva notato nello sguardo del principe Andrej, ora traspariva con maggior forza nel sorriso col quale egli ascoltava Pierre, specie quando questi parlava con gioiosa animazione del passato o dell'avvenire. Era come se il principe Andrej, pur desiderandolo, non potesse prender parte a ciò che Pierre gli andava dicendo. Pierre cominciava a sentire che di fronte

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