all'amico il suo entusiasmo, i suoi sogni, le sue speranze di felicità e di bene erano inopportune. Si vergognava di enunciare le sue nuove idee massoniche, che il recente viaggio aveva rinnovate ed esaltate in modo particolare. Si tratteneva, aveva paura di apparire ingenuo; ma al tempo stesso provava un desiderio irrefrenabile di dimostrare senza indugio all'amico, che adesso egli era del tutto mutato, un'altra persona, un Pierre migliore di quello che era stato a Pietroburgo.
«Non so dirvi quanto ho vissuto e sofferto in quest'ultimo periodo. Io stesso non mi riconoscerei.»
«Sì, siamo cambiati da allora,» disse Andrej.
«E voi, ditemi: quali sono i vostri progetti?» domandò Pierre.
«Progetti?» ripeté il principe Andrej con voce ironica. «I miei progetti?» ripeté ancora, come meravigliandosi del senso di questa parola. «Lo vedi: costruisco. L'anno venturo intendo trasferirmi definitivamente qui...»
Pierre, in silenzio, osservava attentamente il volto così invecchiato di Andrej.
«No, io intendevo domandarvi...» disse; ma il principe Andrej lo interruppe. «Ma perché parlare di me... su, racconta, racconta del tuo viaggio, di tutto quello che hai fatto nelle tue proprietà.»
Pierre prese a raccontare quel che aveva fatto nelle sue proprietà, sforzandosi di nascondere il più possibile la parte da lui svolta nei miglioramenti che aveva apportato. Più volte il principe Andrej suggerì a Pierre, anticipando le sue parole, le stesse cose che lui andava esponendogli, come se tutto ciò che Pierre aveva fatto fosse una storia già nota da tempo; e non soltanto lo ascoltava senza interesse, ma sembrava quasi vergognarsi di ciò che Pierre gli raccontava.