Pierre cominciò a sentirsi a disagio in compagnia dell'amico, e perfino oppresso e angosciato. Tacque e rimase silenzioso.
«Senti, caro,» disse il principe Andrej, il quale evidentemente sentiva a sua volta un senso d'imbarazzo e di oppressione di fronte al suo ospite. «Io qui sono accampato alla bell'e meglio, sono venuto soltanto per dare un'occhiata. Oggi stesso torno da mia sorella. Voglio presentarti alla mia famiglia. Ma tu li conosci, mi pare,» disse palesemente al solo scopo di intrattenere l'ospite, col quale, adesso, sentiva di non aver nulla in comune. «Ci andremo dopo il pranzo. Vuoi che ti mostri la fattoria?»
Uscirono e passeggiarono fino all'ora di pranzo, discorrendo come persone poco intime fra loro delle novità politiche e di comuni conoscenti. Il principe Andrej manifestava un certo calore, un minimo d'animazione solo quando parlava della nuova casa e delle altre costruzioni in corso; ma anche qui, a mezzo della conversazione, mentre erano in piedi su un'impalcatura ed egli stava descrivendo a Pierre la futura disposizione della casa, tutt'a un tratto si fermò. «Del resto, qui non c'è nulla d'interessante; andiamo a pranzo e poi partiamo.»
A pranzo il discorso cadde sul matrimonio di Pierre.
«Sono rimasto molto meravigliato, quando l'ho saputo,» disse il principe Andrej.
Pierre arrossì, come sempre quando si toccava questo argomento. «Un giorno vi racconterò come sono andate le cose,» disse in fretta. «Ma voi certo saprete che tutto questo è finito e per sempre.»
«Per sempre?» disse il principe Andrej. «Non c'è nulla di cui si possa dire "per sempre".»
«Ma sapete com'è finito tutto? Avete saputo del duello?»
«Ah, sei passato anche da questo?»