«L'unica cosa di cui ringrazio Dio è di non aver ucciso quell'uomo,» disse Pierre.
«Perché?» disse il principe Andrej. «Anzi, uccidere un cane rabbioso è un'ottima cosa.»
«No, uccidere un uomo è male, è ingiusto...»
«Perché ingiusto?» ripeté il principe Andrej. «Agli uomini non è concesso giudicare di ciò che è giusto o ingiusto. Gli uomini si sono sempre sbagliati e sempre sbaglieranno, e tanto più nel giudicare ciò che è giusto o ingiusto.»
«È ingiusto quello che è male per un'altra persona,» disse Pierre, sentendo con piacere che per la prima volta dal momento del suo arrivo il principe Andrej si era animato e aveva cominciato a parlare; e gli venne voglia di enunciare tutto ciò che l'aveva reso quale adesso egli era.
«E chi può dirti ciò che è male per un'altra persona?» domandò.
«Ciò che è male? Ciò che è male?» disse Pierre. «Tutti sappiamo ciò che è male per noi stessi!»
«Sì, noi lo sappiamo, ma ciò che io riconosco come il male per me stesso non posso farlo a un altro,» disse il principe Andrej, animandosi sempre più e con l'evidente desiderio di enunciare a Pierre la sua nuova concezione delle cose. Parlava in francese. «Je ne connais dans la vie que maux bien réels: c'est le remord et la maladie. Il n'est de bien che l'absence de ces maux. Vivere per me stesso, evitando solamente questi due mali; ecco: adesso questa è tutta la mia saggezza.»
«E l'amore per il prossimo, e il sacrificio di se stessi?» prese a dire Pierre. «No, non posso esser d'accordo con voi! Vivere soltanto per non far del male, per non doversi poi pentire è troppo poco. Io vivevo così, io vivevo per me stesso e ho rovinato la mia esistenza. E solo adesso ho