bene e ne abbia fatto almeno un poco? Quale male può esserci nel fatto che degli uomini infelici, i nostri contadini - esseri umani come noi, i quali però crescono e muoiono senz'altra nozione di Dio e della verità fuorché un rito e una preghiera senza senso - vengano istruiti nella consolante fede in una vita futura, in un castigo, in una ricompensa, nella speranza della consolazione? Quale male e quale aberrazione sta nel fatto che gli uomini muoiano di malattia senza alcun aiuto, quando è così facile aiutarli materialmente e dar loro un medico, un ospedale, un ospizio per i vecchi? E non è forse un bene tangibile, indubitabile, il fatto che al contadino, che alla contadina con un bimbo piccolo, i quali non hanno quiete né giorno né notte, io possa consentire il riposo e la serenità?...» diceva Pierre con voce inceppata e sempre più precipitosa. «Ed è questo, appunto, ciò che ho fatto: l'ho fatto male, forse, ho fatto troppo poco; ma qualcosa ho pur fatto con questo proposito, e non soltanto voi non riuscirete a dissuadermi dalla convinzione che quanto ho fatto è bene, ma non mi dissuaderete nemmeno dall'idea che voi stesso la pensiate allo stesso modo. Tuttavia l'essenziale,» proseguì Pierre, «e io lo so, lo so di sicuro, è che il piacere di fare questo bene è l'unica felicità certa della nostra vita.»
«Se poniamo la questione in questi termini, è un'altra cosa,» disse il principe Andrej. «Io costruisco una casa e pianto un giardino; tu, invece, degli ospedali. Sia l'una sia l'altra cosa possono servire per far passare il tempo. Ma che cosa sia giusto, che cosa sia bene, può giudicarlo solo chi sa tutto; noi, no. Ad ogni modo, vedo che tu vuoi discutere,» soggiunse; «e va bene, discutiamo.»
Si alzarono da tavola e sedettero sui gradini della scalinata d'ingresso che faceva le veci di un balcone.