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e astiosa, voltandosi dall'altra parte.   
   Il principe Andrej aveva enunciato le sue idee in modo così netto e preciso da lasciar comprendere che più di una volta aveva pensato a quelle stesse cose; inoltre mostrava di parlare volentieri in tono spedito, come una persona alla quale non accadeva di parlare da molto tempo. Il suo sguardo si animava via via che i suoi ragionamenti si facevano più disperati.   
   «Ah, è orribile, orribile!» disse Pierre. «Non riesco a comprendere come si possa vivere con idee del genere. Sì; ho vissuto anch'io dei momenti simili, anzi, è stato poco tempo fa, a Mosca e durante il viaggio; ma allora io mi abbatto a tal punto che non vivo più, tutto mi ripugna... e prima di tutto mi ripugna me stesso. Arrivo al punto di non mangiare, di non lavarmi... E voi?»   
   «Perché non ci si dovrebbe lavare? Non è da persone pulite,» disse il principe Andrej. «Al contrario, bisogna sforzarsi di rendere la propria vita il più piacevole possibile. Sono vivo, e di questo non ho alcuna colpa; bisogna dunque tirare avanti fino alla morte nel miglior modo possibile, senza dar fastidio a nessuno.»   
   «Ma che cosa vi induce a vivere in base a idee simili? Starsene lì inoperoso, senza muoversi, senza far mai nulla...»   
   «La vita, anche così, non ci lascia in pace. Io sarei ben lieto di non far nulla; ma ecco che la nobiltà del luogo mi voleva far l'onore di eleggermi suo maresciallo; me ne sono liberato con fatica. Loro non volevano rendersi conto che a me mancava proprio quel che serve: quella certa bonaria e affaccendata banalità che occorre per questo. Poi, è stata la volta di questa casa, che mi son dovuto costruire per avere un angolo mio dove starmene tranquillo. Adesso la mobilitazione della milizia.»   

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