«Perché non prestate servizio nell'esercito?»
«Dopo Austerlitz? No, grazie tante,» disse cupamente il principe Andrej. «Ho dato a me stesso la parola che non avrei più prestato servizio nell'esercito russo. E così sarà. Nemmeno se Bonaparte fosse attestato qui, vicino a Smolensk, e minacciasse Lysye Gory, mi arruolerei nel nostro esercito. Ma, come appunto ti dicevo,» proseguì egli calmandosi, «adesso c'è la mobilitazione della milizia. Mio padre è il comandante in capo della terza circoscrizione e per me l'unico modo per essere esentato dal servizio è quello di stare alle sue dipendenze.»
«Allora prestate servizio, dunque.»
«Sì, diciamo che servo.»
«E perché lo fate?»
«Perché? Vedi, mio padre è stato uno degli uomini più insigni del suo secolo. Ma sta invecchiando, e non che sia crudele, ma ha un carattere troppo energico. Fa paura, veramente, con la sua inclinazione al potere assoluto, e attualmente, con i poteri di comandante in capo della mobilitazione conferitigli dall'imperatore. Se due settimane fa avessi tardato di un paio di ore ad arrivare a Juchnovo avrebbe fatto impiccare un cancelliere,» disse il principe Andrej con un sorriso. «Quindi io presto servizio perché nessuno tranne me è in grado di esercitare un'influenza su mio padre, e qualche volta io lo preservo dal compiere azioni delle quali poi si pentirebbe.»
«Ah, vedete, dunque!»
«Oui, mais ce n'est pas comme vous l'entendez,» proseguì il principe Andrej. «Io non nutrivo e non nutro il minimo sentimento di bene per quella canaglia di cancelliere che aveva rubato gli stivali destinati ai militari; anzi, sarei stato contentissimo di vederlo impiccato; ma mi