Il principe Andrej, con i gomiti appoggiati sul parapetto, guardava in silenzio la distesa dell'acqua che splendeva sotto il sole al tramonto.
«Ebbene, che cosa pensate di ciò?» domandò Pierre. «Perché tacete?»
«Che cosa ne penso? Ti ho ascoltato. Va tutto bene,» disse il principe Andrej. «Ma tu mi dici: entra nella nostra confraternita e noi ti indicheremo lo scopo della vita, la missione dell'uomo, le leggi che governano il mondo. Ma noi chi siamo? Siamo uomini. Perché voi dovreste sapere tutto? Come mai io soltanto non vedrei quello che vedete voi? Voi vedete sulla terra il regno del bene e della verità, ma io non lo vedo.»
Pierre lo interruppe.
«Voi credete nella vita futura?» domandò.
«Nella vita futura?» ripeté il principe Andrej; ma Pierre non gli diede il tempo di rispondere e interpretò quella replica della domanda che lui gli aveva posto come una negazione, tanto più che conosceva le convinzioni ateistiche del principe Andrej.
«Voi dite che non potete riconoscere sulla terra il regno del bene e della verità. Nemmeno io l'ho visto, né lo si può vedere se si guarda alla nostra esistenza come alla fine di tutto. Sulla terra, proprio su questa terra,» e Pierre indicò la campagna all'intorno, «non c'è verità, tutto è male, tutto è menzogna; ma nell'universo, in tutto l'universo c'è il regno della verità e adesso noi siamo figli della terra, ma nell'eternità siamo i figli di tutto l'universo. Forse che la mia anima non sente di essere una parte di questo immenso, armonico tutto? Non sento forse che in quest'immensa, infinita quantità di esseri in cui si manifesta la divinità - la forza suprema, se volete, - io costituisco un anello della catena, un gradino fra gli esseri inferiori e quelli superiori? Se io vedo, se vedo chiaramente questa scala che porta dalla pianta all'uomo, perché devo