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Preussisch-Eilau e, nella seconda fase della campagna, quando si era riallacciato all'esercito operante, era stato incorporato al reggimento di Platov.   
   Il distaccamento di Platov operava indipendentemente dal grosso dell'esercito. Quelli del Pavlograd presero parte a diverse scaramucce con il nemico, fecero dei prigionieri e una volta catturarono perfino le carrozze del maresciallo Oudinot. Nel mese d'aprile essi rimasero fermi per alcune settimane nei pressi di un villaggio tedesco interamente distrutto e abbandonato.   
   Si era in pieno disgelo: il terreno era fangoso, faceva freddo; il ghiaccio dei fiumi si rompeva, le strade erano impraticabili: per parecchi giorni non vennero distribuiti né viveri né foraggio. I trasporti erano diventati impossibili, e gli uomini si sparpagliarono per i villaggi abbandonati e deserti in cerca di patate; ma anche di queste ne trovarono poche.   
   Tutto era stato consumato e tutti gli abitanti erano fuggiti; quelli che erano rimasti erano ridotti peggio di mendicanti; non c'era nulla di cui si potesse ancora spogliarli, tanto che sovente perfino i poco pietosi soldati, invece di prendere, davano loro quel poco che restava.   
   Nel corso dei combattimenti il reggimento di Pavlograd aveva lamentato soltanto due feriti, ma aveva perduto quasi metà degli uomini, di fame e di malattie. Tutti erano così certi di morire, se fossero stati portati in ospedale, che i soldati affetti da febbri e gonfiori derivanti dalla cattiva alimentazione preferivano restare in servizio, trascinandosi estenuati in prima linea, piuttosto che farsi ricoverare. All'inizio della primavera i soldati avevano cominciato a trovare una pianta che affiorava da terra, simile all'asparago, che essi chiamavano, chissà perché, «radice

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