Denisov: in essa si chiedevano chiarimenti a proposito di quanto era accaduto il giorno prima. L'aiutante precisò che la faccenda doveva aver preso una pessima piega, che era stata convocata la commissione militare d'inchiesta e che, data l'attuale severità per quanto concerneva il saccheggio e l'indisciplina, nel migliore dei casi la faccenda poteva concludersi con la degradazione.
Da parte degli offesi la cosa era stata presentata in questa luce: dopo aver intercettato il convoglio, il maggiore Denisov si era presentato ubriaco all'Obermeister dell'approvvigionamento e, senza la minima provocazione, aveva cominciato a dargli del ladro, minacciandolo di percosse; infine, portato fuori, aveva fatto irruzione nell'ufficio picchiando due impiegati e slogando un braccio a un terzo.
Alle ulteriori domande di Rostov, Denisov ammise ridendo che, sì, a quel punto gli pareva che si fosse messo di mezzo un altro, ma che erano tutte stupidaggini, che lui nemmeno si sognava di aver paura di un processo e che se quelle canaglie avessero osato toccarlo, lui avrebbe dato loro una di quelle risposte in modo che se ne sarebbero ricordati.
Di tutta questa faccenda Denisov parlava con noncuranza; ma Rostov lo conosceva troppo bene per non notare che in cuor suo (pur nascondendolo agli altri) egli aveva paura del processo e si tormentava per quella faccenda che evidentemente poteva avere brutte conseguenze. Da ouel giorno cominciarono ad arrivare questionari, citazioni del tribunale militare, e il primo maggio fu ordinato a Denisov di consegnare lo squadrone a quello che, dopo di lui, era l'ufficiale più anziano, e di presentarsi al comando della divisione per fornire spiegazioni sulla sua insubordinazione alla commissione approvvigionamenti. La vigilia di quel giorno Platov aveva fatto una ricognizione con due reggimenti cosacchi e due squadroni di