ricevere più nessuno e al portiere fu data disposizione di invitare senz'altro a pranzo tutti quelli che fossero ancora venuti a porgere gli auguri. La contessa aveva voglia di parlare a quattr'occhi con la sua amica d'infanzia, la principessa Anna Michajlovna, con la quale non aveva ancora potuto discorrere a suo agio dopo il suo arrivo da Pietroburgo. Anna Michajlovna, col suo volto dolce e piagnucoloso, si accostò di più alla poltrona della contessa.
«Con te sarò completamente sincera,» disse Anna Michajlovna. «Siamo rimaste in poche ormai, noialtre vecchie amiche! Per questo mi è tanto cara la tua amicizia.»
Anna Michajlovna diede un'occhiata a Vera e s'interruppe. La contessa strinse la mano della sua amica.
«Vera,» disse, rivolgendosi alla figlia maggiore, alla quale - si vedeva - non era particolarmente affezionata. «Perché non capisci mai nulla? Non senti che sei di troppo, qui? Va' di là con le tue sorelle, oppure...»
La bella Vera ebbe un sorriso sprezzante, senza sentirsi, a quanto pareva, minimamente offesa.
«Se me lo aveste detto prima, mamma, me ne sarei andata subito,» disse e se ne andò nella sua camera. Ma, passando davanti alla stanza dei divani, notò che vicino alle due finestre sedevano due coppie disposte. Si fermò e sorrise ancora con sprezzo. Sonja era seduta vicinissima a Nikolaj, il quale stava ricopiandole certi versi, i primi che avesse composto in vita sua. Boris e Nataša erano seduti accanto all'altra finestra e quando Vera entrò ammutolirono. Le due fanciulle lanciarono a Vera uno sguardo colpevole e felice.
La vista di quelle due ragazzine innamorate era lieta e commovente, ma