era chiaro che in Vera non suscitava sensazioni piacevoli.
«Quante volte vi ho pregato,» disse, «di non prendere le mie cose. Non avete la vostra stanza?» E tolse a Nikolaj il calamaio.
«Un istante solo,» disse lui, intingendo la penna.
«Fate sempre le cose nei momenti sbagliati,» disse Vera. «Prima siete arrivati di corsa in salotto, e tutti si sono vergognati per voi.»
Sebbene quanto Vera diceva fosse perfettamente giusto, o forse proprio per questo, nessuno dei quattro le rispose e tutti si limitarono a guardarsi fra loro. Vera indugiava nella stanza con il calamaio in mano.
«E che segreti possono esserci alla vostra età fra Nataša e Boris o fra voi due? Sciocchezze e basta!»
«Be', a te che importa questo, Vera?» disse Nataša con voce pacata.
Evidentemente quel giorno si sentiva con tutti ancor più buona e affettuosa di quanto fosse di solito.
«Sono cose molto sciocche,» continuò Vera, «e io me ne vergogno per voi. Che cosa sono questi segreti?»
«Ognuno ha i suoi segreti. Noi non ti diamo fastidio quando te ne stai col tuo Berg,» disse Nataša scaldandosi.
«Lo credo bene che non mi disturbate,» disse Vera, «perché nel mio contegno non c'è mai nulla di riprovevole. Ma io dirò alla mamma come ti comporti con Boris.»
«Natal'ja Il'inišna con me si comporta benissimo,» disse Boris. «Non ho nulla da rimproverarle.»
«Lasciate stare, Boris, voi siete così diplomatico,» (la parola "diplomatico" era in gran voga fra i ragazzi che le attribuivano un significato tutto particolare), «che venite perfino a noia,» esclamò Nataša con voce risentita e tremante. «Perché quella ce l'ha con me? Sono