Kozlovskij si volse a guardare le file con aria decisa e il suo sguardo abbracciò anche Rostov.
«E se fossi io?» pensò Nikolaj.
«Lazarev!» ordinò il colonnello, aggrottando la fronte, e il primo soldato della fila, il più alto, si fece innanzi con baldanza.
«Ma dove vai, tu? Fermati qui!» bisbigliarono alcune voci a Lazarev, che non sapeva dove andare. Lazarev si fermò, fissando spaventato il colonnello, e il suo volto trasalì, come accade ai soldati chiamati fuori delle file.
Napoleone volse leggermente il capo indietro, e così pure la sua piccola mano grassoccia, come se avesse voluto afferrare qualcosa. I personaggi del seguito, intuendo all'istante di che cosa si trattasse, si affaccendarono, bisbigliarono, passandosi l'un l'altro qualcosa; poi un paggio, quello stesso che il giorno prima Rostov aveva visto da Boris, corse avanti, s'inchinò ossequiosamente davanti alla mano protesa, ed evitando di farla aspettare anche un solo secondo, vi depose una decorazione col nastro rosso. Napoleone strinse due dita senza guardare. La decorazione vi si trovò nel mezzo. Allora Napoleone si accostò a Lazarev che, sbarrando gli occhi, continuava ostinatamente a guardare solamente il suo imperatore, e si volse a guardare l'imperatore Alessandro, a dimostrare con ciò che quell'atto veniva compiuto in onore del suo alleato. La piccola mano bianca che reggeva la decorazione sfiorò un bottone del soldato Lazarev. Si sarebbe detto che Napoleone sapesse che la felicità perpetua di quel soldato, quel segno di ricompensa e di distinzione fra tutti gli altri al mondo, dipendevano soltanto dal fatto che la sua mano si degnava toccare il petto di Lazarev. Napoleone posò semplicemente la croce sul petto di Lazarev, poi ritrasse la mano e si