Oltrepassarono il traghetto dove un anno prima aveva sostato a parlare con Pierre. Oltrepassarono un villaggio fangoso, le aie, gli orti, una discesa con un residuo di neve presso il ponte, una salita argillosa e dilavata dall'acqua, strisce di campi coltivati e di cespugli qua e là verdeggianti, e penetrarono in un bosco di betulle che si ergeva sui due lati della strada. Nel bosco faceva quasi caldo, non si avvertiva un alito di vento. Le betulle, tutte cosparse di vischiose foglioline verdi, erano immobili; sul suolo spuntavano fiori lilla e la prima erba verdeggiante, e rinnovavano le foglie cadute dell'anno avanti. Piccoli abeti sparsi qua e là fra le betulle col loro cupo sempreverde ricordavano sgradevolmente l'inverno. I cavalli, da quando erano entrati nel bosco, avevano cominciato a sbuffare e a sudare in modo più visibile.
Pëtr, il domestico, disse qualcosa al cocchiere, e il cocchiere, di rimando, fece un cenno affermativo. Ma per Pëtr, evidentemente, l'approvazione del cocchiere non era sufficiente; di cassetta com'era, si volse indietro verso il padrone.
«Eccellenza, come si sta bene, qui!» disse, sorridendo in modo rispettoso.
«Che cosa?»
«Ci si sente leggeri, eccellenza.»
«Che cosa dice costui?» pensò il principe Andrej. «Già, certo qualcosa della primavera,» pensò ancora, guardandosi attorno. «E tutto è già verde... come ha fatto presto! Le betulle, gli amaraschi, perfino gli ontani cominciano... Ma querce non se ne vedono. Ah, sì, eccone una.»
Al margine della strada si alzava una quercia: probabilmente dieci volte più vecchia delle betulle che formavano il bosco, ed era dieci volte più grossa, due volte più alta di qualsiasi betulla. Era una quercia