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quel che ci fa fare. E quando viviamo in campagna credi forse che riposiamo? Teatri, cacce e Dio sa che cos'altro. Ma perché parlare di me! Dimmi, come hai fatto a sistemare tutto? Spesso mi meraviglio di te, Annette; mi chiedo come fai, alla tua età, a scarrozzare da sola a Mosca, a Pietroburgo, e presentarti ai ministri, all'aristocrazia. Ti ammiro! davvero! Ma dunque: come hai fatto a sistemare ogni cosa? Sai, sono cose di cui io non m'intendo affatto!»   
   «Ah, anima mia!» rispose la principessa Anna Michajlovna. «Dio ti preservi dal farti sapere com'è penoso restare vedova senza appoggi e con un figlio che ami fino all'adorazione. Si impara a far di tutto,» proseguì con una certa fierezza. «È stata la mia vita a farmi scudo. Se ho bisogno di vedere qualcuno di questi pezzi grossi, scrivo un biglietto: "Princesse une telle desidera vedere il tal dei tali." Poi prendo una carrozza di piazza e vado di persona, magari due, magari tre volte, magari anche quattro, finché non ottengo ciò che mi serve. Non m'importa niente di ciò che possono pensare di me.»   
   «Dimmi, come hai fatto, chi hai pregato d'intervenire a favore di Boren'ka?» domandò la contessa. «Vedo che il tuo è già ufficiale della Guardia, mentre Nikoluška parte come junker. Noi non abbiamo nessuno a cui raccomandarci. Tu a chi ti sei rivolta?»   
   «Al principe Vasilij. È stato molto gentile. Ha acconsentito subito su tutto e ne ha riferito all'imperatore,» rispose esultante la principessa Anna Michajlovna dimenticando l'umiliazione attraverso la quale era passata pur di raggiungere il suo scopo.   
   «E com'è, è invecchiato il principe Vasilij?» domandò la contessa. «Io non lo vedo dal tempo delle nostre recite dai Rumjancev, e penso che ormai lui non si ricordi più di me. Il me faisait la cour,» rievocò la contessa

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