con un sorriso.
«È sempre uguale,» rispose Anna Michajlovna, «gentile, cerimonioso. Les grandeurs ne lui ont pas tourné la tête du tout. "Sono dolente di poter fare troppo poco per voi, cara principessa," mi ha detto, "ma sono ai vostri ordini." Sì, è una gran brava persona, un vero amico. E poi tu sai, Nathalie, che amore porto a mio figlio. Non so che cosa non farei per la sua felicità. Ma le mie condizioni sono così cattive,» proseguì Anna Michajlovna mestamente e abbassando la voce, «così cattive, che adesso mi trovo in una situazione terribile. Il mio sciagurato processo mangia tutto quel che ho e non fa un passo avanti. Credimi, non ho un centesimo, à la lettre, e non so come fare per acquistare l'equipaggiamento di Boris.» Prese il fazzoletto e si mise a piangere. «Mi servono cinquecento rubli e ho solamente un biglietto da venticinque. Sono in una situazione... Adesso la mia sola speranza è il conte Kirill Vladimiroviè Bezuchov. Se lui non vorrà soccorrere il suo figlioccio (perché è stato il padrino di Borja) e assegnargli qualcosa per il suo mantenimento, mi sarò data da fare per nulla: non saprò certamente come fare ad equipaggiarlo.»
La contessa versò qualche lacrima mentre andava ponderando qualcosa in silenzio.
«Forse dovrei rimproverarmelo,» disse la principessa, «ma sovente mi accade di pensare: ecco, il conte Kirill Vladimiroviè Bezuchov vive da solo... con questo immenso patrimonio... e per che cosa vive, poi? Per lui la vita è un peso, mentre Borja comincia soltanto adesso a vivere.»
«Senza dubbio lascerà qualcosa a Boris,» disse la contessa.
«Lo sa Iddio, chère amie! Questi ricconi, questi personaggi altolocati sono tali egoisti! Tuttavia andrò subito da lui con Boris e gli dirò apertamente di che si tratta. Pensino pure di me ciò che vogliono, non me