Andrej, si rendeva conto della vacuità delle persone con le quali aveva appena conversato. Questo modo di rivolgergli la parola lusingò il principe Andrej.
«Io vi conosco da tempo,» continuò Speranskij; «in primo luogo per quanto avete fatto a favore dei vostri contadini (da noi è il primo esempio del genere, e sarebbe auspicabile che fosse seguito da numerosi imitatori); in secondo luogo perché voi siete tra i gentiluomini di camera che non si sono considerati offesi dal nuovo decreto sui gradi di corte, motivo di tanti commenti e di tanti pettegolezzi.»
«Sì,» disse il principe Andrej, «mio padre non ha voluto che io approfittassi di questo diritto; io ho iniziato il servizio dai gradi inferiori.»
«Vostro padre, un uomo del tempo antico, evidentemente è ben superiore ai nostri contemporanei, i quali condannano così acerbamente questo provvedimento col quale s'intende solo ristabilire la giustizia naturale.»
«Io penso però che ci sia un fondamento anche in queste condanne,» disse il principe Andrej, sforzandosi di lottare contro l'ascendente di Speranskij che cominciava a percepire su di sé. Gli spiaceva essere in tutto e per tutto d'accordo con lui: voleva di proposito contraddirlo. Lui, che di solito parlava con facilità e con scioltezza, provava in questa circostanza un'insolita difficoltà ad esprimersi. Era troppo impegnato a osservare la personalità di quell'uomo illustre.
«Sì, forse dal punto di vista del prestigio personale,» insinuò quietamente Speranskij.
«In parte anche dello Stato,» disse il principe Andrej.
«Che cosa volete dire?» disse Speranskij, chinando gli occhi.