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   «Sono un ammiratore di Montesquieu» disse il principe Andrej. «È il suo pensiero che le principe des monarchies est l'honneur, me paraît incontestable. Certains droits et privilèges de la noblesse me paraissent être des moyens de soutenir ce sentiment.»   
   Il sorriso svanì dal volto pallido di Speranskij e la sua espressione ne guadagnò molto. Probabilmente il concetto espresso dal principe Andrej gli era sembrato interessante.   
   «Si vous envisagez la question sous ce point de vue,» cominciò, pronunciando il francese con palese difficoltà e parlando ancor più lentamente che in russo, ma sempre con assoluta tranquillità.   
   Speranskij disse che l'onore, l'honneur, non può reggersi su privilegi dannosi per il corso delle carriere; che l'onore, l'honneur, è un concetto negativo di astensione da atti riprovevoli, oppure una fonte d'emulazione per il conseguimento di riconoscimenti e di ricompense, le quali vengono ad esserne il simbolo.   
   I suoi argomenti erano concisi, semplici e chiari.   
   «L'istituto che sostiene quest'onore, la fonte della emulazione, è un istituto simile alla Légion d'honneur del grande imperatore Napoleone: che non danneggia, cioè, ma contribuisce al successo della carriera, e non già un privilegio di ceto o di corte.»   
   «Non lo discuto; tuttavia non si può negare che il piivilegio di corte ha raggiunto lo stesso scopo,» disse il principe Andrej, «ogni uomo di corte si sente obbligato a essere degno della sua posizione.»   
   «Voi però non avete voluto valervene, principe,» disse Speranskij, mostrando con un sorriso di voler troncare con una gentilezza quella discussione imbarazzante per il suo interlocutore. «Se mi farete l'onore di venire da me mercoledì,» aggiunse, «io, dopo aver parlato con

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