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russa si fosse avviata lungo una falsa strada e si andasse scostando dalla sua linea originaria. Per questo, alla fine dell'anno, Pierre si recò all'estero, col proposito di approfondire i supremi misteri dell'ordine.   
   
   Pierre fece ritorno a Pietroburgo nell'estate del 1809. Attraverso la corrispondenza dei massoni russi con quelli stranieri già si era appreso che all'estero Bezuchov aveva riscosso la fiducia di molte importanti personalità, aveva penetrato molti segreti, era stato promosso ai gradi più elevati dell'ordine, e portava con sé molte utili esperienze per il bene della causa dei liberi muratori in Russia. I massoni di Pietroburgo si recavano tutti da lui, cercando di entrare nelle sue grazie, e tutti ebbero l'impressione che egli tenesse nascosto qualcosa che andava elaborando.   
   Fu indetta un'assemblea solenne della loggia di secondo grado, durante la quale Pierre aveva promesso di comunicare ciò che doveva riferire ai confratelli di Pietroburgo da parte delle supreme gerarchie dell'ordine. L'assemblea era al completo. Dopo i riti consueti, Pierre si alzò e cominciò il suo discorso.   
   «Amati confratelli,» cominciò, arrossendo e incespicando nelle parole, mentre nella mano reggeva il foglio col discorso già scritto. «Non è sufficiente custodire nella quiete della loggia i nostri misteri: bisogna agire... agire. Noi siamo in preda a uno stato di torpore, mentre al contrario è necessario agire.»   
   Prese il suo quaderno e cominciò a leggere.   
   «Per la diffusione della pura verità e per conseguire il trionfo della virtù,» lesse, «noi dobbiamo emendare gli uomini dai pregiudizi, diffondere regole consone allo spirito dei tempi, assumerci l'educazione

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