buoni, e a seguire, per il loro stesso vantaggio, l'esempio e l'insegnamento degli uomini migliori e dei più saggi. In quel tempo, quando tutto era immerso nella tenebra, bastava indubbiamente la sola predicazione: la freschezza della verità le conferiva una forza particolare. Ma oggi a noi occorrono mezzi assai più efficaci; oggi occorre che l'uomo guidato dai suoi istinti trovi nella virtù un fascino sensibile. Non si possono sradicare le passioni, bisogna solo sforzarsi di dirigerle verso uno scopo nobile; per questo occorre che ciascuno soddisfi le proprie passioni entro i limiti della virtù e che il nostro ordine largisca i mezzi adatti a tal fine. Non appena avremo in ogni Stato un certo numero di uomini degni, ciascuno di loro ne formerà altri due e tutti si uniranno strettamente fra loro, allora tutto sarà possibile per l'ordine che silenziosamente è già riuscito a far molto per il bene dell'umanità.»
Questo discorso non solo produsse nella loggia una forte impressione, ma addirittura una vera e propria agitazione. La maggioranza dei confratelli, tuttavia, ravvisando in quelle parole le pericolose trame dell'illuminismo, lo accolse con una freddezza che lasciò Pierre meravigliato. Il gran maestro si alzò per confutarlo. Pierre allora si mise a chiarire le sue idee con foga crescente. Da tempo non si era tenuta un'assemblea così tempestosa. Si formarono dei partiti: gli uni accusavano Pierre, incolpandolo di illuminismo; gli altri lo sostenevano. Per la prima volta, in quell'assemblea, Pierre fu colpito dall'infinita varietà degli intelletti umani, la quale fa sì che nessuna verità appaia in modo eguale a due persone diverse. Perfino i confratelli che in apparenza sostenevano la sua tesi, lo comprendevano a modo loro, con limitazioni e modifiche alle quali egli non poteva aderire, giacché l'esigenza