3 dicembre
Mi sono svegliato tardi, ho letto le Sacre Scritture ma sono rimasto insensibile. Poi sono uscito e ho passeggiato nel salone. Volevo meditare e invece l'immaginazione mi rappresentava un fatto accaduto quattro anni fa. Incontratomi a Mosca dopo il duello, il signor Dolochov mi disse che sperava che adesso godessi d'una piena tranquillità spirituale, nonostante l'assenza di mia moglie. Allora non risposi nulla. Adesso ho ricordato tutti i particolari di quell'incontro e in cuor mio ho detto a Dolochov le parole più astiose, le risposte più pungenti. Sono tornato in me e ho abbandonato questo pensiero soltanto quando mi sono reso conto d'essere in preda a un accesso di rabbia: ma di questo non mi sono abbastanza pentito. Dopo è venuto Boris Drubeckoj, e si è messo a raccontarmi varie cose; sin dal suo arrivo sono stato scontento della sua visita e gli ho detto qualcosa di ostile. Lui mi ha replicato. Allora sono scattato e gli ho detto molte cose spiacevoli e perfino grossolane. Lui ha taciuto e io mi sono ripreso soltanto quando era ormai troppo tardi. Dio mio, non sono proprio capace di trattare con lui. Ne è causa il mio amor proprio. Io mi metto al di sopra di lui e perciò divento molto peggiore di lui, perché lui è indulgente verso le mie sgarberie, mentre invece io nutro per lui un sentimento di disprezzo. Dio mio, concedimi di veder meglio la mia infamia quando sono in sua presenza e di agire in modo che sia utile anche per lui. Dopo pranzo mi sono addormentato, e mentre dormivo ho sentito distintamente una voce che mi diceva nell'orecchio sinistro: «È il tuo giorno.»
Ho sognato che camminavo nell'oscurità, e a un tratto ero attorniato da cani, ma io procedevo senza paura; all'improvviso, un piccolo cane mi ha