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dalla scala.   
   La madre accomodò le pieghe del suo abito di seta ritinto, si guardò in una grande specchiera veneziana a muro e si avviò baldanzosamente con le sue scarpette scalcagnate sulla scala coperta da un tappeto.   
   «Mon cher, vous m'avez promis,» e si rivolse nuovamente al figlio, sollecitandolo con un tocco della mano.   
   Il figlio la seguiva con gli occhi bassi.   
   Entrarono in una sala dalla quale per una porta si accedeva all'appartamento del principe Vasilij.   
   Giunti in mezzo alla stanza la madre e il figlio si accostarono a un vecchio cameriere che al loro ingresso era balzato in piedi; ma in quell'istante la maniglia di bronzo di una porta girò e apparve il principe Vasilij in abito da casa - una corta casacca di velluto con una sola decorazione - che accompagnava un bell'uomo dai capelli neri, il celebre dottor Lorrain di Pietroburgo.   
   «C'est donc positif?» diceva il principe.   
   «Mon prince, errare humanum est, mais...» rispose il dottore parlando con l'erre moscia e pronunciando il latino alla francese.   
   «C'est bien, c'est bien...»   
   Il principe Vasilij si accorse di Anna Michajlovna e del figlio; cosicché congedò il medico con un inchino e si avvicinò ai due in silenzio, ma con aria interrogativa. Boris notò che, all'istante, negli occhi della madre era apparsa una profonda afflizione, ed ebbe un lieve sorriso.   
   «In quali meste circostanze ci accade di rivederci, principe... Dite, dite, come sta il nostro caro infermo?» disse come se non avesse notato il freddo sguardo offensivo puntato su di lei.   

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