poetico ricordo della sua vita. Ma al tempo stesso ci andò con la ferma intenzione di far comprendere sia a lei, sia ai suoi genitori, che l'amicizia d'infanzia fra lui e Nataša non doveva significare un impegno, né per lei, né per lui. Boris godeva di una brillante posizione in società grazie all'intimità con la contessa Bezuchova; una brillante posizione in servizio grazie alla protezione di un personaggio altolocato del quale godeva la piena fiducia, e aveva nascenti progetti di matrimonio con una delle più ricche ragazze da marito di Pietroburgo: progetti che avevano ottime probabilità di realizzarsi. Quando entrò nel salotto dei Rostov, Nataša era in camera sua. Ella, saputo del suo arrivo, si fece tutta rossa e quasi corse nel salone, raggiante d'un sorriso più che affettuoso.
Boris ricordava la Nataša con i vestiti corti, i neri occhi scintillanti sotto i riccioli e quello sfrenato riso infantile, che aveva conosciuto quattro anni prima; perciò, quando entrò nel salone una Nataša del tutto diversa, rimase confuso e la sua faccia espresse un estatico stupore. Quell'espressione rese felice Nataša.
«Allora, non la riconosci più la tua piccola amica, la birichina di una volta?» chiese la contessa.
Boris baciò la mano di Nataša e disse che era sorpreso dal cambiamento avvenuto in lei.
«Come siete diventata bella!»
«Eccome!» risposero gli occhi ridenti di Nataša.
«E papà vi pare invecchiato?» domandò lei.
Poi Nataša sedette e, senza unirsi alla conversazione di Boris con la contessa, prese a esaminare in silenzio, fin nei minimi particolari, il suo fidanzato degli anni infantili. Boris sentiva su di sé il peso di quello sguardo insistente e affettuoso, e ogni tanto le lanciava una