scoppiò in una buona e inattesa risata senile.
«Smettetela di ridere, smettetela,» prese a gridare Nataša, «scuotete tutto il letto. È incredibile come mi somigliate, siete sempre pronta a ridere come me... Aspettate...» Afferrò tutt'e due le mani della contessa, baciò la nocca del mignolo: «Giugno,» poi continuò a baciare, «luglio, agosto,» sull'altra mano. «Mamma, ma lui è proprio tanto innamorato? Che ne dite, voi? Di voi erano innamorati in questo modo? E poi è così simpatico, così simpatico! Solo che non è proprio di mio gusto; è lungo lungo, come l'orologio della sala da pranzo... Non capite? Così lungo, sapete, grigio, chiaro...»
«Ma che cosa stai inventando?» esclamò la contessa.
«Come fate a non capire?» continuò Nataša. «Nikolen'ka avrebbe capito... Bezuchov invece è blu, blu scuro con del rosso; e poi è quadrato.»
«Anche con lui fai la civetta,» osservò ridendo la contessa.
«No, lui è un massone, l'ho saputo. È bravo, blu con del rosso: come posso spiegarvelo...»
«Contessa, tesoro,» si udì la voce del conte dietro la porta. «Non dormi?»
Nataša balzò giù dal letto a piedi nudi, afferrò le pantofole e scappò nella sua camera.
Per un pezzo non riuscì a dormire. Continuava a pensare che nessuno riusciva assolutamente a capire tutto quello che capiva lei e che c'era dentro di lei.
«Sonja?» pensava, guardando la gattina che dormiva raggomitolata con la sua enorme treccia. «Macché! Lei è una virtuosa. È innamorata di Nikolen'ka e non vuol ascoltare altro. La mamma nemmeno, non capisce. È