«Charmé de vous voir,» accolsero allo stesso modo anche i Rostov e la Peronskaja.
Le due fanciulle in abito bianco, con identiche rose fra i capelli neri, fecero un'identica riverenza, ma senza volerlo la padrona di casa fermò più a lungo il suo sguardo sull'esile Nataša. La guardò e a lei sola elargì un sorriso particolare, in aggiunta al sorriso di prammatica della padrona di casa. Forse, guardandola, la padrona di casa si era ricordata del tempo felice e irrevocabile della sua adolescenza e del suo primo ballo. Anche il padrone di casa accompagnò Nataša con lo sguardo e domandò al conte quale delle due ragazze fosse sua figlia.
«Charmante!» commentò, baciandosi la punta delle dita.
Nel salone gli invitati erano in piedi e si assiepavano davanti alla porta, in attesa dell'imperatore. La contessa si pose tra le prime file di questa folla. Nataša udì ed ebbe la sensazione che varie voci domandassero di lei e la guardassero. Comprese di essere piaciuta a quelli che avevano fissato su di lei la loro attenzione, e quella constatazione valse a tranquillizzarla un poco.
«Ci sono altre persone come noi, qui, e ce n'è anche di peggio,» pensò.
La Peronskaja citava alla contessa il nome delle persone più importanti presenti al ballo.
«Ecco l'ambasciatore d'Olanda, quel signore coi capelli bianchi,» diceva, indicando un vecchietto con una abbondante capigliatura argentea, circondato da signore che egli faceva ridere raccontando qualcosa. «Ed ecco anche lei, la regina di Pietroburgo, la contessa Bezuchova,» aggiunse poi, indicando Hélène che entrava in quel momento. «Com'è bella! Non cede certo a Mar'ja Antonovna, guardate come la corteggiano tutti, sia i