all'imperatore e adattate a quella musica. «Alessandro, Elisabetta, voi di giubilo ci colmate.» L'imperatore passò nel salone e la folla affluì verso la porta; alcune persone con le espressioni alterate entrarono e uscirono in fretta. Poi la folla rifluì di nuovo dalla porta del salone, sulla quale era apparso l'imperatore che conversava con la padrona di casa. Un giovane dall'aria smarrita mosse verso le signore, pregandole di farsi in disparte. Alcune, il cui volto manifestava un assoluto oblio di tutte le convenzioni mondane, si accalcarono lì davanti, sciupando le loro toilettes. Gli uomini cominciarono ad avvicinarsi alle signore e a disporsi in coppie per la polonaise.
Tutti fecero largo e l'imperatore uscì dalla porta del salone, sorridendo, conducendo per mano la padrona di casa e senza rispettare il ritmo della musica. Li seguivano il padrone di casa che conduceva Mar'ja Antonovna Naryškina; quindi gli ambasciatori, i ministri, vari generali che la Peronskaja andava menzionando senza posa. Più della metà delle signore avevano già i loro cavalieri ed entravano o si preparavano a entrare nella polonaise. Nataša sentiva che, con la madre e con Sonja, lei rimaneva nel numero della minoranza di signore addossate alle pareti e non invitate a ballare la polonaise. Se ne stava lì in piedi, con le esili braccia abbandonate lungo i fianchi, e tratteneva il respiro con il seno, appena pronunciato, che si sollevava ritmicamente; guardava dinanzi a sé con gli occhi scintillanti e spaventati e aveva l'espressione di chi è pronto alla più grande gioia come al più grande dolore. Non la interessavano né l'imperatore, né gli illustri personaggi di cui la Peronskaja pronunciava il nome; il suo pensiero era uno soltanto: «Possibile che davvero nessuno mi si faccia accosto, possibile che io non balli fra i primi, possibile che non mi notino tutti questi uomini che