invitate.
Pierre gli si accostò e lo prese per un braccio.
«Voi ballate sempre. Qui c'è una mia protegée, la piccola Rostova; perché non la invitate?»
«Dov'è?» domandò Bolkonskij. «Scusatemi,» disse poi rivolgendosi al barone, «concluderemo questo discorso in un altro momento; a un ballo si deve ballare!»
Il principe Andrej si avviò nella direzione che gli indicava Pierre, ed egli subito si accorse del volto contratto e disperato di Nataša. La riconobbe, indovinò il suo stato d'animo, comprese che era una debuttante e rammentò la sua conversazione notturna alla finestra. Con espressione gioiosa si avvicinò alla contessa Rostova.
«Permettete che vi presenti mia figlia,» disse la contessa arrossendo.
«Ho già avuto il piacere di conoscerla, se la contessina si ricorda di me,» disse il principe Andrej con un inchino profondo e rispettoso, che era del tutto in contrasto coi commenti della Peronskaja a proposito della sua sgarberia, mentre si avvicinava a Nataša e alzava il braccio per cingerle la vita ancor prima d'aver finito di proferire l'invito al ballo. Le aveva chiesto un tour de valse. L'espressione tesa del volto di Nataša, pronta alla disperazione come all'estasi, s'illuminò a un tratto in un sorriso felice, riconoscente, infantile.
«Da un pezzo ti aspettavo,» sembrava dire quella fanciulla spaventata e felice con quel suo sorriso che si faceva strada fra lacrime ormai pronte a sgorgare, e sollevò la mano per posarla sulla spalla del principe Andrej. Erano la seconda coppia che entrava nel cerchio. Il principe Andrej era uno dei migliori ballerini del suo tempo. Nataša ballava magnificamente. I suoi piedini infilati nel raso delle scarpine da ballo