conferire alla conversazione un carattere serio. Magnickij, dal canto suo, prese a canzonare l'ardore di Stolypin. Gervais insinuò una battuta scherzosa e la conversazione riacquistò l'allegro ritmo di prima.
Era evidente come Speranskij, dopo le cure di Stato, avesse voglia di rilassarsi e di distrarsi in una cerchia di amici, e tutti i suoi invitati, consapevoli del suo desiderio, cercavano di divertirlo e di divertire se stessi. Ma questa allegria al principe Andrej pareva artificiosa e per nulla spontanea. Il timbro acuto della voce di Speranskij lo colpiva sgradevolmente, e quel ridere incessante, con la falsità della sua inflessione, offendeva il suo buon gusto. Il principe Andrej non rideva e aveva paura di riuscire importuno alla compagnia; ma nessuno sembrava accorgersi del suo umore così poco in sintonia con quello degli altri. Tutti parevano divertirsi un mondo.
Più volte egli avrebbe voluto intervenire nella conversazione, ma ogni volta le sue parole erano sospinte in fuori, come l'acqua fa riemergere un sughero, e non gli riusciva di scherzare all'unisono con gli altri. In ciò che essi dicevano non c'era nulla di male o di sconveniente, tutto era arguto e avrebbe anche potuto far ridere; il fatto è che non soltanto mancava quel che si dice il sale dell'allegria, ma essi non sapevano nemmeno che esistesse.
Dopo pranzo, la figlia di Speranskij e la sua istitutrice si levarono in piedi. Con la sua mano bianca Speranskij fece una carezza a sua figlia; poi le diede un bacio, e questo gesto parve poco spontaneo al principe Andrej.
Gli uomini, secondo l'usanza inglese, rimasero a tavola a bere del vino di Porto. Nel mezzo del discorso, che verteva sulla politica seguita da Napoleone in Spagna, politica che tutti erano concordi nell'approvare, il