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questo. Giŕ allora, appena l'ho visto, ho sentito qualcosa di strano.»   
   «E cos'altro ti ha detto? Che cosa sono questi versi? Leggi...» disse pensierosa la madre, domandandole dei versi che il principe Andrej aveva scritto nell'album di lei.   
   «Mamma, non č una cosa sconveniente che lui sia vedovo?»   
   «Basta, Nataša. Prega Dio. Les mariages se font dans les cieux.»   
   «Mamma, mammina cara, come vi voglio bene! Come sono contenta!» gridň Nataša, piangendo di felicitŕ e d'emozione ed abbracciando sua madre.   
   In quello stesso momento il principe Andrej era da Pierre. Gli parlava del suo amore per Nataša e del fermo proposito di sposarla.   
   
   Quel giorno in casa della contessa Elena Vasil'evna c'era un raout: erano intervenuti l'ambasciatore francese, un principe che negli ultimi tempi era diventato assiduo frequentatore della casa della contessa, molte signore e numerosi uomini brillanti. Pierre era sceso dal suo appartamento, aveva gironzolato per le sale e stupito tutti gli invitati con la sua aria assorta, distratta e cupa.   
   Dalla sera del ballo Pierre aveva sentito approssimarsi una delle sue crisi di ipocondria, e con sforzi disperati cercava di combatterla. Da quando il principe era diventato un assiduo frequentatore del salotto di sua moglie, Pierre, in modo affatto inatteso, era stato nominato gentiluomo di corte. Da quel momento aveva cominciato a provare un senso di oppressione e di vergogna quando si trovava nell'alta societŕ, e sempre piů spesso avevano cominciato ad assalirlo i tetri pensieri di un tempo sulla vanitŕ d'ogni cosa umana. Nello stesso tempo il sentimento da lui notato fra la sua protetta, Nataša, e il principe Andrej acuiva maggiormente questo suo umore cupo, col contrasto fra la sua posizione e

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