contessa e a Nataša, poi sedette accanto a loro sul divano.
«Da un pezzo non abbiamo più avuto il piacere...» incominciò la contessa, ma il principe Andrej la interruppe, rispondendo alla sua domanda e insieme affrettandosi, evidentemente, a dire ciò che aveva bisogno di dire.
«Non sono venuto da voi in tutto questo tempo, perché sono stato da mio padre; dovevo parlare con lui di una cosa molto importante. Sono tornato soltanto questa notte,» disse, dopo aver gettato un'occhiata a Nataša. «Ho bisogno di parlare con voi, contessa,» soggiunse dopo un momento di silenzio.
La contessa trasse un pesante sospiro e abbassò gli occhi.
«Sono a vostra disposizione!» disse.
Nataša sapeva che doveva uscire, ma non poteva farlo; qualcosa le stringeva la gola, ed ella guardava dritto in faccia il principe Andrej, con gli occhi spalancati, in modo del tutto sconveniente.
«Proprio ora? Proprio in questo istante?... No, non può essere!» pensava.
Egli la guardò di nuovo e questo sguardo la convinse che non si era sbagliata. Sì, adesso, in quel momento, si decideva la sua sorte.
«Va', Nataša, ti chiamerò io,» disse la contessa a bassa voce.
Nataša guardò il principe Andrej e sua madre con occhi sbigottiti, supplichevoli; poi uscì.
«Sono venuto, contessa, a chiedervi la mano di vostra figlia,» disse il principe Andrej.
Il volto della contessa si fece di fiamma, ma ella non disse nulla.
«La vostra richiesta...» cominciò con solenne lentezza (egli taceva, guardandola fisso negli occhi), «la vostra richiesta...» qui lei si