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confuse, «ci fa piacere e... io accetto la vostra richiesta, ne sono felice. Anche mio marito... spero... ma è da lei che dipenderà tutto.»   
   «Glielo chiederò io stesso quando avrò avuto il vostro consenso... me lo concedete?» disse il principe Andrej.   
   «Sì,» disse la contessa, e gli porse la mano; poi, mentre lui si chinava sulla sua mano, con un sentimento misto di distacco e di tenerezza, appoggiò le labbra sulla sua fronte. Avrebbe desiderato volergli bene come a un figlio, ma sentiva che egli era per lei una persona estranea, che le incuteva soggezione.   
   «Sono certa che mio marito darà il consenso,» disse la contessa, «ma vostro padre...»   
   «Mio padre, al quale ho comunicato i miei progetti, ha posto come condizione inderogabile del suo consenso che il matrimonio non venga celebrato prima di un anno. Questo, appunto, volevo comunicarvi,» disse il principe Andrej.   
   «È vero che Nataša è ancora giovane, tuttavia un così lungo periodo...»   
   «Non è possibile fare altrimenti,» disse con un sospiro il principe Andrej.   
   «Vi manderò Nataša,» disse la contessa, e uscì dalla stanza.   
   «Signore, abbi pietà di noi,» pregò, mentre andava in cerca della figlia.   
   Sonja le disse che Nataša era nella sua camera. Nataša era seduta sul letto, pallida, con gli occhi asciutti; guardava un'immagine e, facendosi dei rapidi segni di croce, mormorava qualcosa. Quando vide sua madre, balzò in piedi e corse verso di lei.   
   «Allora, mamma?... Allora?»   

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