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poetico e misterioso incanto del desiderio era subentrata la pietà per la sua debolezza di donna e di bambina, la paura al cospetto della sua dedizione e della sua fiducia, la coscienza grave e al tempo stesso lieta del dovere che lo legava eternamente a lei. Il sentimento che ora provava, anche se non era più luminoso e poetico come prima, era tuttavia più serio e più intenso.   
   «Ve lo ha detto, maman, che deve passare ancora un anno?» chiese il principe Andrej, continuando a fissarla negli occhi.   
   «Possibile che proprio io, quella fanciulla, (tutti mi chiamavano così),» pensava Nataša, «possibile che da questo momento io sia la moglie, l'eguale di quest'uomo quasi sconosciuto ma così caro, così intelligente, stimato perfino da mio padre? Possibile che tutto questo sia vero? Possibile che sia vero che ormai non si può più scherzare con la vita, che io ormai sono grande, che adesso mi assumo una responsabilità precisa per ogni mio atto, per ogni mia parola? Ma che cosa mi ha domandato?»   
   «No,» rispose; ma non aveva capito ciò che lui le aveva domandato.   
   «Perdonatemi,» disse il principe Andrej, «ma voi siete così giovane mentre io ho già tanta esperienza della vita. Ho paura per voi. Voi non conoscete ancora voi stessa.»   
   Nataša ascoltava tesa, concentrata, sforzandosi di capire il senso delle sue parole; ma non capiva.   
   «Per quanto gravoso possa sembrarmi quest'anno che rinvia e ritarda la mia felicità,» continuò il principe Andrej, «in questo termine di tempo voi avrete modo di valutare i vostri sentimenti. Fra un anno vi chiederò di fare la mia felicità, ma voi ora restate libera: il nostro fidanzamento resterà un segreto e, se voi vi convinceste di non amarmi o, invece, di amarmi...» disse il principe Andrej con un sorriso forzato.   

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