sempre a bassa voce.
«Appunto. Lo sa bene lui dove conviene mettersi. Cavalca così bene che a volte io e Danila restiamo stupefatti,» disse Semen che conosceva l'arte di far piacere al suo padrone.
«Cavalca bene, eh? E sul cavallo, che figura, vero?»
«Bisognerebbe farci un quadro! Giorni fa in mezzo ai rovi di Zavarzino, abbiamo scovato una volpe. Lui s'è messo a galoppare e via!... un fulmine! Quello è un cavallo che vale mille rubli, ma il cavaliere, poi, non ha prezzo! Dove trovi un altro ragazzo in gamba come lui!»
«Ah, sì, dove trovarne...» ripeté il conte, evidentemente dispiaciuto che il discorso di Semen si fosse esaurito così presto. «Dove trovarne un altro...» ripeté una seconda volta, rovesciando i lembi della pelliccia e cavando fuori la sua tabacchiera.
«L'altro giorno, quando è uscito dalla messa con indosso l'alta uniforme, Michail Sidoryè...» Ma Semen non terminò la frase, poiché aveva udito il rumore di un inseguimento che echeggiava nell'aria silenziosa con un latrato di non più di due o tre cani. Rimase in ascolto con la testa piegata da un lato, e senza parlare fece un cenno minaccioso al padrone. «Si sono buttati dietro la cucciolata...» sussurrò, «corrono dritto verso Ljadovo.»
Dimenticandosi di cancellare dal volto il suo sorriso, il conte guardava in lontananza davanti a sé lungo il recinto della riserva e reggeva in mano la tabacchiera senza fiutare il tabacco. Dopo il latrato dei cani si udì il segnale del lupo lanciato da Danila col suono cupo del suo corno; la muta si riunì ai primi tre cani e poi furono uditi i latrati dei segugi, in crescendo con quel particolare modo di abbaiare che indicava come fosse iniziato l'inseguimento del lupo. I capi bracchieri