sentimento misto di vergogna e di dispetto:
«Questo sì che è strano! Forse io... ma chi mai può aver pensato... Io lo so benissimo...»
Boris tuttavia lo interruppe ancora.
«Sono contento d'averle detto tutto. Forse per voi è stato spiacevole, ma vorrete scusarmi,» disse, tranquillizzando Pierre mentre avrebbe dovuto essere Pierre a tranquillizzare lui; «spero di non avervi offeso. Io per principio dico tutto apertamente... Che cosa devo riferire? Verrete a pranzo dai Rostov?»
E Boris, palesemente contento di essersi tolto da una situazione penosa cacciandovi un altro, si fece di nuovo affabile.
«No, statemi a sentire,» disse Pierre, calmandosi. «Voi siete una persona straordinaria. Ciò che mi avete detto poc'anzi è molto, molto bello. Si capisce, voi non mi conoscete. Non ci vedevamo da tanto tempo... eravamo ancora bambini... Potete supporre che io... vi capisco, vi capisco benissimo. Io non l'avrei fatto, non ne avrei avuto il coraggio, ma è una cosa ammirevole. Sono molto contento di avervi conosciuto. Strano,» soggiunse con un sorriso, dopo aver taciuto per un momento, «che in me abbiate potuto supporre...» Scoppiò a ridere. «Ma che importa? Ci conosceremo meglio, noi due. Ne sarà molto lieto.» Qui strinse la mano a Boris. «Sapete, non sono ancora stato dal conte, neppure una volta. Lui non mi ha fatto chiamare... Ho pena per lui come uomo... Ma che posso farci?»
«E voi pensate che Napoleone riuscirà a traghettare l'esercito al di là del canale?» domandò Boris sorridendo.
Pierre comprese che Boris intendeva cambiare discorso e, assecondandolo, si mise a esporre i vantaggi e gli svantaggi dell'impresa