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di Boulogne.   
   Un cameriere venne a chiamare Boris da parte della principessa. La principessa stava per andarsene. Pierre promise di andare a pranzo dai Rostov per approfondire la conoscenza con Boris e gli strinse forte la mano guardandolo affettuosamente attraverso le lenti... Dopo che se ne fu andato, camminò ancora a lungo per la stanza senza più trafiggere un invisibile nemico con la spada, ma sorridendo al ricordo di quel giovane simpatico e intelligente, di carattere così fermo.   
   Come accade nella prima gioventù e soprattutto nei momenti di solitudine, provava senza motivo un sentimento di tenerezza per quel giovanotto e si ripromise di far assolutamente amicizia con lui.   
   Il principe Vasilij riaccompagnò la principessa che premeva il fazzoletto sugli occhi e aveva il viso in lacrime.   
   «È una cosa terribile, terribile!» diceva. «Ma per quanto mi costi, compirò il mio dovere. Verrò a vegliare la notte. Non lo si può abbandonare così. Ogni istante è prezioso. Non capisco perché le principesse indugino. Forse Dio mi aiuterà a trovare un mezzo per prepararlo... Adieu, mon prince, que le bon Dieu vous soutienne...»   
   «Adieu, ma bonne,» rispose il principe Vasilij, e le voltò le spalle.   
   «Ah, è in condizioni terribili,» disse la madre al figlio quando risalirono in carrozza. «Non riconosce più quasi nessuno.»   
   «Io non capisco una cosa, mamma; quali sono i suoi rapporti con Pierre?» domandò il figlio.   
   «Dirà tutto il testamento, mio caro; da esso dipende anche il nostro destino...»   
   «Ma perché mai pensate che possa lasciare qualcosa a noi?»   
   «Ah, mio caro! Lui è così ricco e noi così poveri!»   

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