orecchie e agitando leggermente la coda dalla quale il pelo penzolava a ciuffi.
«Debbo lanciarli? Oppure no?» si domandava Nikolaj, mentre il lupo procedeva verso di lui allontanandosi dal bosco. Ad un tratto tutta l'espressione del lupo apparve mutata. Egli trasalì vedendo fissi su di sé degli occhi umani, che probabilmente non aveva mai visti prima di allora; poi, volgendo leggermente la testa verso il cacciatore, si fermò: era meglio andare avanti o indietro? «Fa' lo stesso, vado avanti!...» parve dire a se stesso, e riprese a correre, senza più guardarsi attorno, con un galoppo molle, libero, sciolto, ma risoluto.
«Ululululù!...» gridò Nikolaj con voce alterata, e con moto spontaneo il suo cavallo si lanciò a precipizio giù per il pendio, saltando attraverso le fratte per tagliare la strada al lupo; i cani, ancor più velocemente, lo oltrepassarono lanciati nella corsa. Nikolaj non udiva le proprie grida, né sentiva di galoppare; non vedeva né i cani, ne il terreno sul quale stava galoppando: vedeva solo il lupo che, accelerata la corsa, si precipitava attraverso il valloncello. Per prima si accostò alla bestia Milka, la cagna pezzata di nero dalla larga groppa. Più vicino, più vicino... ecco che sta per raggiungerla. Ma il lupo le gettò una rapida occhiata e Milka, invece di accelerare lo slancio come sempre faceva, all'improvviso cominciò a impuntarsi sulle zampe anteriori colla coda ritta.
«Ululululù!» gridava Nikolaj.
Il rosso Ljubim spuntò dietro Milka, si lanciò impetuosamente sul lupo e lo addentò alle zampe posteriori, ma, nel medesimo istante, spaventato, fece uno scarto nella direzione opposta. Il lupo si accucciò, digrignando i denti, poi tornò a sollevarsi e corse avanti di scatto, seguito a pochi