palmi di distanza da tutti i cani, che tuttavia evitavano di farglisi più accosto.
«Ci scappa! No, no, non è possibile,» pensò Nikolaj, continuando a lanciare le sue grida rauche.
«Karaj! Ululululù!...» gridò ancora, cercando con gli occhi il vecchio cane, unica sua speranza. Karaj, raccolte tutte le sue vecchie forze, si allungava quanto più poteva; guardando il lupo, correva nella stessa direzione della bestia per tagliarle la strada. Ma, dalla velocità della corsa del lupo e dalla lentezza di quella del cane, era chiaro che il calcolo di Karaj era sbagliato. Nikolaj ormai vedeva avvicinarsi davanti a sé il bosco dove il lupo, caso mai fosse riuscito a raggiungerlo, avrebbe trovato un rifugio sicuro. Dinanzi a lui apparvero dei cani e un cacciatore che gli galoppava quasi incontro. C'era ancora una speranza. Un giovane, lungo levriero pezzato, che Nikolaj non conosceva e faceva parte di un'altra muta, piombò come un fulmine davanti al lupo e quasi lo travolse. Il lupo si rialzò con inattesa rapidità e si avventò contro il levriero pezzato, fece scattare la morsa dei suoi denti e il cane si abbatté sanguinante con uno squarcio nel fianco, conficcando la testa nel suolo e lanciando guaiti strazianti.
«Karajuška! Oh, poverino!» gemette Nikolaj.
Il vecchio cane coi ciuffi di pelo che penzolavano sulle cosce stava tagliando la strada al lupo grazie a quei pochi attimi di ritardo, ed era ormai a pochi passi da lui. Quasi avvertendo il pericolo, il lupo sbirciò in obliquo Karaj, ritrasse ancor più la coda fra le zampe e accelerò la corsa. Ma, a questo punto - Nikolaj poté accorgersi soltanto che a Karaj stava accadendo qualcosa - il cane si precipitò fulmineo addosso al lupo e ruzzolò con lui in un borro che stava davanti a loro.