ascolto delle grida e dello scalpiccio che improvvisamente era echeggiato da tutte le parti. Dopo una decina di salti non molto rapidi, che consentirono ai cani di avvicinarsi, scelse la direzione. Aveva compreso il pericolo: appiattì le orecchie e si buttò a correre quanto più poteva. Prima era acquattata nelle stoppie, ma davanti a sé aveva i campi fradici d'acqua. Due cani del cacciatore che l'aveva puntata, più vicini di tutti gli altri, la videro per primi e iniziarono l'inseguimento. Ma erano ancora ben lontani dal raggiungerla, quando dietro di loro già incalzava Erza, la cagna pezzata di rosso di Ilagin; essa arrivò a un passo dai cani, con incredibile velocità accelerò la corsa, e mirando alla coda della lepre, credette di poterla addentare, si lanciò ancor più scatenata, ma ruzzolò al suolo. La lepre rattrappì la schiena e accelerò ancor più la corsa. Dietro Erza, tuttavia, sopravvenne Milka, la cagna chiazzata di nero e larga di groppa, e cominciò ad avvicinarsi rapidamente alla lepre.
«Milka, tesoro!» si udì il grido trionfante di Nikolaj.
Sembrava che Milka fosse sul punto di raggiungere la lepre e di azzannarla, ma invece la raggiunse e la sorpassò. La lepre sgattaiolò via. Allora la bellissima Erza ripartì di corsa, portandosi sopra la coda della lepre, come a voler prender bene le misure per non sbagliarsi, questa volta, e addentarla alla coscia.
«Da brava, Erzynka!» si udì la voce lamentosa e stranita di Ilagin, una voce che non sembrava più la sua.
Erza non diede ascolto alle sue preghiere: nell'attimo stesso in cui ci si poteva aspettare che riuscisse ad acciuffare la lepre, quest'ultima ebbe uno scarto e sfrecciò sul margine, fra le stoppie e il prato. Di nuovo Erza e Milka, come due cavalli in pariglia, si allinearono, mettendosi alle calcagna della lepre; correre sul margine era più agevole,