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trionfante, fiera e piena di furbesca allegria, la paura che in un primo momento aveva colto Nikolaj e tutti i presenti - la paura che lei non vi riuscisse - si dileguò, e tutti la guardarono estatici.   
   Aveva fatto proprio quello che doveva, e in modo così esatto, così perfetto, che Anis'ja Fëdorovna, la quale le aveva dato subito il fazzoletto necessario per il ballo, mescolò le lacrime alle risa nel guardare quella contessina esile e graziosa, così diversa da lei, allevata tra le sete e i velluti, e tuttavia capace di comprendere tutto ciò che c'era in Anis'ja, e nel padre di Anis'ja, e in sua madre, e in sua zia, e in ogni anima russa.   
   «Brava contessina, benissimo, avanti marsc!» esclamò lo zio ridendo felice e terminando il ballo. «Brava nipotina! Ora non rimane che trovarti un maritino in gamba! Brava, benissimo!»   
   «Già trovato,» disse sorridendo Nikolaj.   
   «Ooh!» fece lo zio, meravigliato, guardando Nataša con espressione interrogativa.   
   Nataša con un sorriso felice annuì col capo.   
   «E che marito!» disse.   
   Ma non appena ebbe detto questo in lei prese forma un altro corso di pensieri e di sentimenti. Che cosa significava il sorriso di Nikolaj, quando aveva detto: «Già trovato?» Ne era contento oppure no? «Sembra pensare che il mio Bolkonskij non approverebbe, non capirebbe questa nostra gioia. No, lui capirebbe tutto. Chissà dov'è, adesso?» pensò Nataša e il suo viso improvvisamente si fece serio. Ma fu solo un istante. «Non bisogna pensarci,» disse a se stessa e, sorridendo, tornò a sedere accanto allo zio, pregandolo di suonare ancora qualcosa. Lo zio suonò un'altra canzone, poi un valzer; infine, dopo un momento di silenzio, tossicchiò e

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