ammise che ogni speranza di rimettere in sesto la loro situazione economica era riposta nel suo matrimonio con la Karagina.
«Ma come, maman, se io amassi una ragazza senza dote, voi mi chiedereste davvero di saqvificare i sentimenti e l'onore per il patrimonio?» domandò Nikolaj alla madre senza comprendere la crudeltà di quella domanda e desideroso soltanto di mostrare la propria nobiltà d'animo.
«No, non mi hai capito,» disse la madre, non sapendo come giustificarsi. «Tu non mi hai capito, Nikolen'ka. Io voglio la tua felicità,» soggiunse; ma sentì che non diceva il vero; si confuse e scoppiò in lacrime.
«Non piangete, maman: ditemi soltanto che voi lo volete; sapete che io farò qualunque cosa, darò la mia vita, purché voi siate tranquilla,» disse Nikolaj. «Io posso sacrificare tutto per voi, anche i miei sentimenti.»
Ma la contessa non voleva impostare in quel modo la questione; non voleva che suo figlio si sacrificasse; avrebbe voluto esser lei a sacrificarsi per lui.
«No, tu non mi hai capita; ora però non parliamone più,» disse, tergendosi le lacrime.
«Sì, io, forse, amo una fanciulla povera,» diceva fra sé Nikolaj, «ma devo forse sacrificare i sentimenti e l'onore per un patrimonio? Mi meraviglio che la mamma abbia potuto farmi una simile proposta. Per il fatto che Sonja è povera, non avrei il diritto di amarla,» pensava, «non potrei corrispondere al suo amore fedele e devoto? E poi, al suo fianco sarei certo più felice che con una bambola insulsa come Julie. Non posso comandare ai miei sentimenti,» diceva ancora a se stesso. «Se io voglio bene a Sonja, i miei sentimenti sono per me la cosa più forte e più