«No, è il coro del Portatore d'acqua, senti?» E Nataša prese a cantare il motivo del coro perché Sonja potesse rendersene conto. «Dove stavi andando?» domandò poi.
«A cambiare l'acqua nel bicchiere. Sto per finire di ricalcare il ricamo.»
«Tu hai sempre qualcosa da fare, mentre io non ne sono capace,» disse Nataša. «E Nikolen'ka dov'è?»
«Dorme, mi pare.»
«Va' a svegliarlo, Sonja,» disse Nataša. «Digli che sono io che lo cerco, per cantare.»
Si sedette e cominciò a pensare cosa volesse dire il fatto che tutto fosse già accaduto un'altra volta; poi, senza risolvere quel problema e senza nemmeno dolersene troppo, la sua immaginazione la riportò al periodo in cui era insieme con lui e lui la guardava con occhi innamorati.
«Ah, se almeno arrivasse presto! Ho tanta paura che questo non avvenga! E, soprattutto, invecchio! In me non ci sarà più tutto quello che c'è ora. Ma invece, chissà, forse arriverà oggi, arriverà subito. Forse è già arrivato ed è all'albergo. Forse è già arrivato, è arrivato ieri e io me ne sono dimenticata.» Si alzò, posò la chitarra e andò in salotto. Tutti i familiari, i tutori, le governanti e gli invitati erano già seduti alla tavola del tè, intorno alla quale stavano in piedi i domestici; ma il principe Andrej non c'era, e la solita vita, la vita di tutti i giorni, continuava.
«Ah, eccola,» disse Il'ja Andrejè, vedendo Nataša che entrava. «Suvvia, siediti qui accanto a me.»
Ma Nataša si fermò vicino alla madre, guardandosi attorno come se cercasse qualcuno.