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precettori, e abitava a quattro verste dai Rostov.   
   «Ecco, ma chère, questa sì è una buona idea,» approvò il vecchio conte tutto allegro. «Lasciate che mi metta in maschera anch'io e vengo con voi. La scuoterò io, quella Pachette.»   
   Ma la contessa non accettò di lasciar andare il conte: per tutti quei giorni aveva sentito male a una gamba. Decisero che lui non poteva andare, ma che se Luiza Ivanovna (M.me Schoss), le avesse accompagnate, sarebbero potute andare anche le signorine. Sonja, sempre timida e ritrosa, questa volta si mise a pregare con più insistenza degli altri affinché Luiza Ivanovna non ricusasse.   
   Il costume di Sonja era il più bello di tutti. I baffi e le sopracciglia disegnati col turacciolo le stavano straordinariamente bene. Tutti le dicevano che era molto bella e lei era in uno stato d'animo euforico che non le era consueto. Una voce interna le diceva che la sua sorte si sarebbe decisa quel giorno o mai e nel suo vestito maschile, sembrava tutt'altra persona. Luiza Ivanovna accondiscese ad andare e mezz'ora dopo si avvicinarono all'ingresso quattro trojke fischiando e stridendo coi pattini sulla neve gelata, fra un tintinnio di sonagli e di campanelli.   
   Nataša era la prima a dare il la all'allegria natalizia, e quest'allegria, riverberandosi dall'uno all'altro, andava crescendo sempre più. Giunse al più alto grado nel momento in cui tutti uscirono in quel gelo e, chiacchierando, chiamandosi a vicenda, ridendo e gridando, presero posto nelle slitte.   
   Due trojke erano da corsa; la terza, di proprietà del vecchio conte, era trainata da un buon trottatore di razza di Orël; la quarta era la trojka di Nikolaj con al centro il suo morello basso, dal pelo fitto.

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