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nell'aria gelida e immota.   
   «Come si vede chiaro, Nicolas!» disse la voce di Sonja.   
   Nikolaj si voltò verso di lei e si piegò per distinguere meglio il suo volto. Dal pelo di ermellino si affacciava un viso del tutto nuovo, un caro viso con le sopracciglia e i baffi neri, vicino e lontano, al tempo stesso, in quella luce lunare.   
   «Questa, prima, era Sonja,» pensava Nikolaj   
   La scrutò più da vicino e sorrise.   
   «Che cosa c'è, Nicolas?»   
   «Niente,» disse lui, e si volse di nuovo verso i cavalli.   
   Sbucati sulla grande strada battuta, resa lucente dai pattini e tutta solcata dai segni delle slitte che spiccavano alla luce lunare, i cavalli cominciarono a tendere le redini e ad accelerare l'andatura. Il cavallo di sinistra teneva la testa ripiegata e ogni tanto dava strattoni alle sue tirelle. Il cavallo di centro sbandava di qua e di là, drizzando le orecchie, come se domandasse: «Si comincia o è ancora presto?» Davanti si distingueva nettamente sulla neve bianca la trojka nera di Zachar, che li aveva distaccati e tintinnava col suono fitto del suo campanello che si udiva sempre più lontano. Giungevano da quella slitta grida e risate, e le voci delle maschere.   
   «A voi, carissimi!» gridò Nikolaj, tirando da una parte le redini e agitando la mano col frustino.   
   E soltanto per il vento che batteva vigoroso sui volti, e per gli strattoni dei cavalli che tendevano le redini continuando ad accelerare il galoppo, ci si poteva accorgere di come la trojka procedesse veloce.   
   Nikolaj si voltò indietro a guardare. Le altre trojke lo incalzavano con grida e stridore, mentre le fruste si levavano per spingere al galoppo

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